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I nuovi orizzonti della modernità a Trieste: l'Esposizione Nazionale della Pittura Italiana Contemporanea all'Università. Cronaca di un evento

Rossella Fabiani
Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il Paesaggio e per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoetnoantropologico del Friuli-Venezia Giulia

"Plaudo alla Sua iniziativa di una scelta mostra di pittura italiana contemporanea".1
"Non so se in un momento come questo di trepidazione per la salvezza di Trieste Lei voglia dar corpo al Suo progetto".2
In queste parole si racchiudono motivi e significati di un'idea fortemente innovativa e, per molteplici aspetti, coraggiosa. Ripercorrerne la genesi e la realizzazione significa prendere coscienza di un evento storico e culturale che è stato rilevante per la città e raro nel panorama artistico italiano.
Rodolfo Ambrosino, rettore dell'Università degli Studi di Trieste, nella primavera del 1953 raccoglie la proposta di Gian Luigi Coletti, fondatore della cattedra di Storia dell'arte nell'Ateneo triestino, di promuovere nell'edificio di recente costruzione, opera di Umberto Nordio, quella che sarà l'Esposizione Nazionale di Pittura Italiana Contemporanea. L'intento è duplice: da un lato, attrarre l'attenzione dell'opinione pubblica sul problema Trieste chiamando esclusivamente artisti italiani e così appellandosi all'"italianità" della città per poi dotare, grazie all'acquisizione di parte delle opere, l'Ateneo di testimonianze nazionali; dall'altro lato, educare il pubblico alla comprensione dell'arte moderna, tentando di sprovincializzare la cultura locale.
Nell'arco di pochi mesi il rettore, in stretta collaborazione con Coletti e con il soprintendente Benedetto Civiletti, organizza un evento che susciterà grande interesse nei critici e nel pubblico. Evento che si articola in una mostra, cui partecipano artisti scelti per l'occasione, e in una serie di conferenze, curate da storici e critici, anch'essi su invito. Fitto è il carteggio fra il rettore e Coletti. Forse inaspettato, appare il coinvolgimento di Civiletti, che non si occuperà solo dell'allestimento della mostra ed esprimerà, anzi, precisi pareri di indirizzo culturale. Inaspettato, in quanto come soprintendente egli aveva competenza sulla conservazione dei beni architettonici, artistici e archeologici: ma, in questo caso, vengono riconosciute la competenza e l'esperienza di Civiletti; e, soprattutto, il coinvolgimento di un ufficio statale dipendente dall'allora Ministero della Pubblica Istruzione crea un usbergo e una garanzia. Egli affermerà infatti, qualche mese più tardi, durante la presentazione della mostra: "la legge vuole che noi ci si occupi delle opere anteriori ad un cinquantennio, o tutt'al più a quelle di autori deceduti da almeno dieci anni. Ma essa non ci dice di non vivere il nostro tempo con i suoi campi di lotta ancora pieni di fremiti … Non esiste, io credo, quella frattura che alcuni vorrebbero vedere tra l'Arte di ieri e l'Arte di oggi: non esiste tale frattura come non esiste discontinuità storica, che sarebbe discontinuità di tempo".3 Posizione, questa, molto attuale anche pensando ai successivi sviluppi.
Lo snodo attorno al quale si orienta il dibattito sulla realizzazione della mostra e del corso di Critica della pittura contemporanea riguarda la scelta degli artisti che dovranno esporre e dei critici chiamati a tenere le conferenze nell'ambito del corso da poco istituito. Nel giugno del 1953 Coletti ricorda ad Ambrosino di non trascurare i locali: "a rigore il solo artista triestino di fama internazionale è Mascherini, ma pur non potendosi, in argomenti del genere, fare una precisa ponderazione, ve ne sono altri che, almeno sul piano nazionale, non sono trascurabili … un criterio che potrebbe metterci abbastanza al riparo delle doglianze sarebbe quello della partecipazione alle maggiori mostre (biennale veneziana, quadriennale romana)".4 Quanto ai critici, Coletti suggerisce di invitare Lionello Venturi, Roberto Longhi, Giuseppe Fiocco, Carlo Ludovico Ragghianti, Rodolfo Pallucchini, mentre come segretario della mostra propone "il dott. Decio Gioseffi, persona doppiamente qualificata, come assistente del nostro istituto di storia dell'arte e come conoscitore e critico scaltrito ed apprezzato dell'arte contemporanea". La discussione prosegue attorno all'epoca in cui tenere la mostra e "sugli elenchi degli invitandi", in ordine ai quali Coletti chiede "di sentire l'opinione di Civiletti". Il quale risponde suggerendo i critici Virgilio Guzzi del giornale "Il Tempo" di Roma e Giulio Carlo Argan, della Direzione Generale di Belle Arti, e come pittori Eleonora (sic) Fini, già presente alla Biennale di Venezia.5 Il carteggio si infittisce e si alimenta di dubbi sui nomi da scegliere: "la questione è molto delicata data la suscettibilità degli artisti … In sostanza tutti i pittori del tuo elenco sono nel mio. Insisterei per l'invito a tutti: critiche ci saranno ad ogni modo; ma altrimenti sarà un vespaio".6 Per i pittori triestini, in particolare, si temono forti polemiche: "Devetta è un buon amico e perciò lo vedrei volentieri, ma mi pare forse ancora in via di formazione … è bene chiedere il giudizio di Civiletti; tra i pittori triestini il prof. Sambo ormai pittore anziano e poco operoso, ma molto operoso in passato, tanto che ha partecipato a molte biennali veneziane e quadriennali romane (… La sua pittura è certo vecchiotta, ma senza dubbio onesta. Suoi i ritratti dei rettori (… a proposito ci sarà da pensare al tuo). Infine una sua esclusione mi metterebbe in particolare imbarazzo (era nel Curatorio del Revoltella)".7 Già fra agosto e i primi giorni di settembre partono le lettere di invito ai pittori secondo un elenco che compare in allegato ad una nota di Ambrosino a Coletti.8 Al contempo si infittisce il dibattito sulla scelta dei critici da invitare a tenere le conferenze sugli aspetti.
Nell'autunno la macchina organizzativa è a pieno regime. Se ne occupa operativamente Giacomina Lapenna, nell'ambito dell'Ufficio Iniziative Culturali, curando tutti gli aspetti epistolari. Da parte degli invitati pervengono in breve tempo alcune lettere di adesione od altre di cortese declino, mentre Civiletti si occupa dell'allestimento che avverrà nell'Aula Magna dell'Università, sia quanto al reperimento dei fondi sia per gli aspetti più meramente tecnici. In particolare, egli interessa l'Ufficio Mostre della Direzione Generale delle Belle Arti a Roma richiamando l'esigenza di contribuire all'iniziativa.9 Lo stesso Ambrosino si preoccupa di sollecitare il ministro ricordando: "quell'esigenza estremamente sentita in Trieste, rivolta a valorizzare l'Università non solo come istituto scientifico e come Scuola superiore, ma anche come centro vivo di cultura, hanno suggerito di istituire un corso di critica della pittura contemporanea italiana che abbia concreto oggetto nelle opere che pittori celebri o significativi sono stati invitati a esporre. L'iniziativa si compie per la prima volta nei confronti dell'arte contemporanea, con una impostazione la cui originalità è stata sottolineata dagli artisti e dai critici invitati, dando la sensazione che il corso avrà risonanza anche all'estero; è poi chiaro che una siffatta rassegna della pittura italiana assume un significato anche per il fatto che si svolgerà non altrove, ma a Trieste".10 Nel regolamento si fa preciso richiamo alle modalità di partecipazione indicando che all'Esposizione Nazionale si accompagnerà un corso di Critica estetica della pittura italiana contemporanea, il quale si svolgerà mediante l'illustrazione critica di opere appartenenti, una per ciascuno, agli artisti invitati, ma con distinzione tra quelli riservati per la pittura e quelli per il disegno. "Le conferenze potranno essere corredate da proiezioni di opere artistiche del passato con le finalità di facilitare la comprensione dei movimenti artistici contemporanei".11 Dopo l'elenco degli artisti invitati si fa riferimento ai premi che saranno conferiti al primo e al secondo classificato oltreché alla distinzione riservata agli espositori originari della Venezia Giulia. La Commissione giudicatrice sarà composta dal rettore, dal titolare della cattedra in Storia dell'arte, Coletti, dal soprintendente Civiletti e da quattro esperti nominati a maggioranza assoluta di voti dagli stessi espositori. Delineato l'elenco degli artisti, resta, insomma, ancora nebuloso quello dei critici. Alcuni pittori come Breddo oppure Montanarini si propongono in doppia veste, altri (come la Fini) suggeriscono di chiamare Bernard Berenson residente a Firenze, Carlo Barbieri di Napoli e Fabrizio Clerici di Roma, altri ancora (come Vedova) sollecitano che fra gli artisti vengano invitati Antonio Corpora di Roma, Mattia Moreni, Ennio Morlotti di Milano, Giulio Turcato di Roma e quali critici Giuseppe Marchiori, Umbro Apollonio, Pallucchini, Lionello Venturi. Rolando Monti, in particolare, osserva: "il regolamento inviatomi mi pare ottimo, solo mi permetto di osservare che il corso di critica estetica dovrebbe avere per oggetto, più che le singole opere esposte, le grandi correnti artistiche a cui queste opere si allacciano e l'individuazione di una scuola italiana moderna - contemporanea".12 Prontamente Ambrosino replica accettando il suggerimento.
I critici che vengono invitati appartengono al mondo accademico e a quello giornalistico. È ancora Ambrosino a precisare il loro ruolo: "È insolito che una Università promuova esposizioni e assegni premi di pittura; ma sento l'esigenza di contribuire in qualche modo alla formazione di una cultura il più aperta possibile alla valutazione di ogni movimento spirituale, anche artistico. Ho pensato, quindi, di sperimentare l'istituzione di un breve corso di critica estetica della pittura italiana contemporanea che abbia per oggetto le opere che saranno esposte, che sia impartito dai migliori critici d'arte. […] Ho rivolto analogo invito a Carlo Argan, Costantino Baroni, Marziano Bernardi, Leonardo Borgese, Cesare Brandi, Paolo d'Ancona, Giuseppe Fiocco, Virgilio Guzzi, Roberto Longhi, Giuseppe Marchiori, Rodolfo Pallucchini, Carlo Ludovico Ragghianti e Lionello Venturi".13 Sarà proprio quest'ultimo a "confortare con la sua grande autorità la felice iniziativa del nostro rettore".14 Nell'ambito della cultura italiana in quell'epoca Venturi si proponeva di "salvare, recuperare, restaurare le cose che la guerra aveva danneggiato, ottenere dagli alleati il ritorno delle opere trafugate, dar vita ad una cultura aperta, libera, democratica; rianimare la ricerca artistica disorientata, riallacciare i rapporti con l'arte degli altri paesi, riaccreditare nel mondo gli artisti da troppo tempo isolati […]; riprendere l'insegnamento con metodi nuovi e orizzonti per l'Italia nuovi".15 A dicembre vengono esposte settantacinque opere fra cui sessantasei dipinti e nove disegni. "Era presente al completo il gruppo degli Otto, gruppo nato nel 1952 e promosso criticamente da Lionello Venturi, formato da Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Turcato e Vedova. Per vicinanza stilistica vi vanno aggiunti altri due artisti anche presenti: Cassinari, già del Fronte Nuovo delle Arti, movimento dal quale il gruppo degli Otto ebbe origine, e Turcato, a sua volta erede di Corrente perfettamente rappresentative di quell'esigenza di costruzione per forme e cromatismi tipica non solo degli aderenti al gruppo, ma di tutto un settore dell'arte italiana che, dietro l'insegnamento picassiano di Guernica, tentò di opporre al 'Novecento' e alle pressioni di un'arte di Stato, un rinnovato astrattismo - i cui raggiungimenti estremi presenti a Trieste furono le opere di Cagli e Capogrossi - che per molti di essi sfociò in direzione realista. Anche il realismo è ben rappresentato a Trieste dai romani Fazzini, Purificato, Ziveri, Levi ed ancora da Migneco, Sassu, Cantatore; per non dimenticare il fronte più 'espressionista' di Spazzapan e Pirandello".16 Se così Aurelia Gruber Benco ricorda che: "vi figurano i migliori nomi d'Italia e vi mancano altresì alcuni dei più significativi, come Carrà, Campigli, De Chirico, Guttuso, Morandi, Sironi, Tosi e Semeghini",17 al contempo la stessa traccia un'utile schematizzazione dei "confluenti principali dell'arte figurativa italiana. Gli impressionisti vi partecipano con sedici tele, seguiti da presso dalle dodici pitture espressioniste. Gli astrattisti sommano a nove, a sette i tonalisti, a cinque i neorealisti, a quattro i surrealisti, a sei coloro che radicati nell'impressionismo tendono a forme astratte o neorealistiche o surreali … Rosai ci riesce più vicino e più caro … drammatico e violento l'urlo disperato degli astrattisti con il giallo assoluto … di Mattia Moreni e quella cuneiforme crocifissione di Vedova … la retorica programmatica del neorealismo nel ritratto di Saba a Carlo Levi … il surrealismo esasperato di Predonzani … De Pisis, Bergagna, Ciardo, Dalla Zorza danno contenuto di freschezza all'impressionismo … Guidi, Cantatore, Morlotti e Spazzapan puntualizzano in tappe significative la corrente espressionista … tra i primitivi, oltre a Gentilini figurano Devetta, Donghi, Tomea e Lilloni … nel ramo dei tonalisti dalla tavolozza pastosa, al classico Casorati si aggiungono Righi, Saetti e Melecchi … Dall'impressionismo e dalla scomposizione cubista provengono insieme al Perizi, Daneo, Birolli e Paulucci … ai surrealisti appartiene Minassian e la Fini … Breddo e Moreni completano in maggior rilievo la rosa delle nove presenze astrattiste […] compresi Afro, Santomaso e Capogrossi".18
In due sedute, la prima il 5 dicembre e la seconda il 6 la giuria giudicatrice dell'Esposizione si riunisce e pronuncia il suo verdetto contenuto nel verbale steso per l'occasione. Essa è formata dai membri di diritto - il rettore Ambrosino, il docente di storia dell'arte Coletti e il sovrintendente Civiletti - affiancati da tre esperti nominati a maggioranza assoluta dagli stessi espositori nelle persone di Giulio Carlo Argan, Giuseppe Marchiori e Marcello Mascherini (questi ultimi chiamati a sostituire gli esperti Umbro Apollonio, Rodolfo Pallucchini e Lionello Venturi). Inoltre, Ragghianti, anch'esso assente, viene sostituito per espresso desiderio degli artisti presenti dal pittore Paulucci. Sia questi sia Mascherini esporranno, pertanto, le loro opere fuori concorso. Il rettore premette "che l'Università non si propone di conferire premi al merito assoluto, ma solo dei premi - acquisto nel senso che intende destinare alcune opere all'arredamento degli edifici universitari e quindi degne di esservi collocate" e la giuria "ha ritenuto di dover concentrare la sua attenzione, in quanto ritenute opere di altissimo interesse, sui seguenti quadri … Ricordo di infanzia di Afro Basaldella, omaggio a Garcia Lorca di Nino Perizi, Cantiere di Giuseppe Santomaso e Crocifissione contemporanea di Emilio Vedova".19 Con votazione segreta la giuria assegna il primo premio acquisto di Lire 500.000 al pittore Giuseppe Santomaso per il quadro Cantiere, il secondo premio acquisto di Lire 300.000 al pittore Afro Basaldella per il quadro Ricordo di infanzia. Il verbale, poi, ricorda il risultato delle votazioni fra gli espositori delle altre regioni per l'assegnazione del premio riservato all'artista della Venezia Giulia: con sei voti vince Nino Perizi per il quadro Omaggio a Garcia Lorca.20
La motivazione che accompagna il primo premio attribuito a Santomaso sottolinea l'alta qualità dell'opera: il quadro Cantiere.21 È qui sottolineato il profilo internazionale del pittore, vero obiettivo della sua ricerca, che vive in quegli anni un momento particolarmente felice. Infatti, dopo Trieste vincerà un premio a San Paolo del Brasile e ancora il primo premio alla XXVII Biennale di Venezia.22
La motivazione al secondo premio destinato ad Afro Basaldella sottolinea che: "è una delle opere più concluse dell'artista, che ha saputo esprimere nella raffinata armonia dell'atmosfera colorata la trasposizione lirica di un ricordo o, meglio, di un ripensamento dell'infanzia veduta attraverso la prospettiva del sogno. Afro ha riportato nei termini di una elegante sostanza pittorica lo spunto surrealista, che è all'origine della sua visione, tentando di risolvere l'antitesi tra la scrittura automatica e la controllata scelta degli elementi di una essenziale struttura compositiva".23 Venturi dice anzi: "per Afro decorazione ed arte s'identificano ... è un modo di colorire di tradizione veneziana, ma che sostituisce le antiche velature con la sovrapposizione di toni diversi e la giustapposizione di piani".24
La mostra viene aperta dai discorsi del rettore, del soprintendente, di Coletti ed inaugurata dalla prolusione di Lionello Venturi. Ambrosino ricorda che "L'Università di Trieste non si propone affatto di esaltare l'arte contemporanea, bensì di esaminarla e di giudicarla … e senza pregiudizio delle sue preminenti funzioni di ricerca scientifica e di attività didattica - essere - un centro animatore di alta cultura, aperto a larghi strati di popolazione".25 Civiletti dal canto suo afferma che "la Soprintendenza ha fatto il suo dovere come meglio ha potuto e ha cercato di farlo bene per due motivi. Il primo perché essa, in Trieste, raggruppa in un solo Istituto la cura e la tutela degli interessi archeologici e monumentali insieme a quelli artistici, differendo dalle consorelle le quali, in genere, sono specializzate in un solo campo. Il secondo perché è l'unica Amministrazione che - per varie ragioni e circostanze - ha conservato, nell'attuale stato di cose, il suo carattere regionale e quell'unità di metodo scientifico e di azione, positivamente italiani, come avviene per l'Università".26 Coletti introduce Venturi alla prolusione alla mostra e Venturi si sofferma su come avvicinarsi all'arte contemporanea e come liberarsi dai pregiudizi per aggiungere: "L'arte moderna in Italia è cominciata intorno al 1910, al momento in cui avvenne una svolta, una svolta che si può bene dire l'inizio della scuola d'Europa … Poi ci fu la guerra e poi la ripresa dopo il 1945, quella ripresa europeistica per cui gli artisti italiani hanno approfittato delle più diverse esperienze: cubismo, astrattismo, espressionismo, post-impressionismo e si può continuare, e hanno fatto benissimo".27
Il 24 gennaio 1954 la mostra chiude ottenendo un lusinghiero successo. Circa novemila visitatori hanno frequentato l'Aula Magna dell'Università.
E del pubblico si occupa nel frattempo l'Istituto di Statistica dell'Università sotto la direzione di Pierpaolo Luzzatto Fegiz, predisponendo un'inchiesta sul "gusto" artistico dei visitatori, i cui risultati sono poi comparsi sul Bollettino della Doxa. Più di duemila persone rispondono al questionario, molto articolato nelle sue molte domande. I giudizi dei visitatori ribaltano quello della critica. Nella graduatoria dei voti popolari il primo premio sarebbe andato all'opera Viso di Leonor Fini ed il secondo a Cattedrale distrutta di Dino Predonzani; il terzo, quarto e quinto posto sarebbero assegnati rispettivamente a Venus di Edgardo Sambo, o Meriggio di Felice Casorati o Paesaggio di Fioravante Seibezzi, mentre il quadro di Santomaso appare il meno compreso.28
"In conclusione si può affermare che mentre l'Esposizione ha avuto pieno successo per il numero dei visitatori e per l'attenzione con cui essi hanno esaminato le opere esposte, la pittura italiana contemporanea, specialmente quella più astratta, è stata accolta piuttosto freddamente dal pubblico".29

1 Lionello Venturi, lettera del 10 agosto 1953 al rettore Ambrosino, Università degli Studi di Trieste, Archivio.
2 Lionello Venturi, lettera del 1° novembre 1953 al rettore Ambrosino, Università degli Studi di Trieste, Archivio.
3 Benedetto Civiletti, La Sopraintendenza e la Mostra, "Umana", dicembre 1953, a. II, 12, p. 12.
4 Gian Luigi Coletti, lettera del 28 giugno 1953 al rettore Ambrosino, Università degli Studi di Trieste, Archivio.
5 Rodolfo Ambrosino, lettera del 30 giugno 1953 a Gian Luigi Coletti, Università degli Studi di Trieste, Archivio.
6 Gian Luigi Coletti, lettera del 7 luglio 1953 al rettore Ambrosino, Università degli Studi di Trieste, Archivio.
7 Gian Luigi Coletti, lettera del 17 luglio 1953 al rettore Ambrosino, Università degli Studi di Trieste, Archivio.
8 Rodolfo Ambrosino, lettera del 17 luglio 1953 a Gian Luigi Coletti, Università degli Studi di Trieste, archivio che contiene i seguenti nomi: tra i pittori italiani Afro, Bartoli, Bartolini, Birolli, Brancaccio, Cadorin, Cagli, Cantatore, Capogrossi, Carena, Carpi, Carrà, Casorati, Cassinari, De Chirico, De Pisis, Ferrazzi, Fumi,Guidi, Guttuso, Guzzi Virgilio, Levi, Lilloni, Mafai, Menzio, Migneco, Morandi, Saetti, Saglietti, Sassu, Seibezzi, Severini, Socrate, Soffici, Springolo, Trombadori, Vedova, Zigaina, Cesarini; tra i triestini Daneo Romeo, Perizi (Nino), Spacal (Luigi), Righi, Sbisà (Carlo), Sambo, Brumatti, Sofianopulo, Eleonora Fini, Springolo Nino (Treviso), Devetta.
9 "Il magnifico rettore dell'Università di Trieste ha intrattenuto S.E. il Ministro della Pubblica Istruzione sull'argomento e sembra quasi certo che S.E. concederà insieme a S.E. Andreotti il suo alto patronato alla manifestazione": Benedetto Civiletti, lettera del 9 ottobre 1953, prot. n. 2419, al Ministero della Pubblica Istruzione. La previsione di spesa contiene richieste per cavalletti in legno, velari in calicot, pareti mobili in compensato, guide, corrimani e impianti elettrici e di sicurezza. Tali attrezzature rimarranno, dopo la mostra, di proprietà della Soprintendenza e verranno in parte utilizzate in seguito per altre manifestazioni.
10 Rodolfo Ambrosino, lettera del 5 ottobre 1953, prot. n. 2635/4, al ministro della Pubblica Istruzione.
11 Regolamento, Università degli Studi di Trieste, Archivio.
12 Rolando Monti, lettera del 29 luglio 1953 al rettore Ambrosino, Università degli Studi di Trieste, Archivio.
13 Rodolfo Ambrosino, lettera del 21 settembre 1953 ad Umbro Apollonio, Università degli Studi di Trieste, Archivio. Tra i critici sopraindicati si distingue il rifiuto di Roberto Longhi a partecipare sia perché ritiene l'insegnamento di Storia dell'arte avvenga sono in ambiti universitari sia perché non in accordo con gli artisti chiamati. Non accettano neppure Baroni, Bernardi, Borgese d'Ancona per l'avanzata età, Marchioni.
14 Gian Luigi Coletti, Saluto a Lionello Venturi, "Umana", a. II, n. 12, dicembre 1953.
15 Giulio Carlo Argan, Lionello Venturi e gli artisti, in Lionello Venturi e l'avanguardia italiana (a cura di Carlo Federico Teodoro), catalogo della mostra, Modena, 1991, p. 14 ss.
16 Giuliana Carbi, Il patrimonio artistico, in XX, p. 267 ss.
17 Aurelia Gruber Benco, L'esposizione nazionale di pittura italiana contemporanea, "Umana", dicembre 1953, a. II 12, p. 69 e ss. Si tratta del numero unico dedicato alla Mostra.
18 I dipinti esposti sono: Luigi Bartolini, Senza progresso, Afro Basaldella, Ricordo d'infanzia, Vittorio Bergagna, Natura morta con schermo verde, Renato Birolli, Canale nero, Giovanni Brancaccio, Natura morta, Gastone Breddo, Marina d'inverno, Guido Cadorin, La nave, Corrado Cagli, Lo scudo di Tancredi, Camillo Caglini, Marina del Sud, Giusepe Canali, Le bagnanti, Domenico Cantatore, Donna in verde, Giuseppe Capogrossi, Pittura 1953, Aldo Carpi, Passa la rete alla Magra, Pino Casarini, Ritratto della signora E.C., Felice Casorati, Il meriggio, Bruno Cassinari, Mattino d'estate, Vincenzo Ciardo, Salento antico, Vincenzo Colucci, Paesaggio lunigiano, Antonio Corpora, Paesaggio, Carlo Dalla Zorza, Burano 1950, Romeo Daneo, Spaventacchio n. 2, Filippo De Pisis, Natura morta, frutta e verdura 1942, Edoardo Devetta, Il giardino 1953, Antonio Donghi, Paesaggio (Sinigallia) Periferia, Leonor Fini, Viso, Franco Gentilini, via dei Coronari, Virgilio Guidi, Figura di donna, Beppe Guzzi, Composizione n. X, Virgilio Guzzi, Paesaggio, Carlo Levi, Ritratto del Poeta Umberto Saba, Umberto Lilloni, Paesaggio lombardo, Pietro Melecchi, Fiori, Francesco Menzio, Interno dello studio, Giuseppe Migneco, Contadino che dorme, Leone Minassian,Groviglio di cose, Sante Monachesi, Parigi - strada, Luigi Montanarini, Vecchia strada a Roma, Rolando Monti, Fiori, Mattia Moreni, Paesaggio a Brisighella, Ennio Morlotti, Colloquio, Giovanni Omiccioli, Periferia a Monte Milvio, Enrico Paulucci, Porto verde, Nino Perizi, Omaggio a Garcia Lorca, Fausto Pirandello, Bagnanti, Dino Predonzani, La Cattedrale distrutta 1953, Alice Psacaropulo, Composizione, Domenico Purificato, Famiglia sulla spiaggia, Federico Righi, Case a Parigi 1953, Ottone Rosai, Case del Paradiso, Bruno Saetti, Natura morta 1952, Alberto Salietti, Natura morta blu, Edgardo Sambo, Venus, Giuseppe Santomaso, Cantiere, Algi Sassu, Via Manzoni, Carlo Sbisà, Forme da ceramica, Toti Scialoja, Paesaggiio di Parigi 1950, Fioravante Seibezzi, Paesaggio, Gino Severini, Natura morta, Luigi Spazzapan, Bue squartato, Nino Springolo, Estate, Fiorenzo Tomea, Solitudine, Francesco Trombadori, L'arco di Giano, Giulio Turcato, Miniera, Gianni Vagnetti, Figura blu, Emilio Vedova, Crocifissione contemporanea, Alberto Ziveri, Paesaggio. I disegni e le incisioni sono: Tristano Alberti, La madre, Ugo Carà, Gioco di donna, Arnoldo Ciarrocchi, Ragazza con gatto, Francesco Coccia, Studio per un nudo, Pericle Fazzini, Nudi di donne, Tranquillo Marangoni, Oblò, Marcello Mascherini, Disegno, Giuseppe Viviani, L'aquilone.
19 Verbale della giuria giudicatrice, Università degli Studi di Trieste, Archivio.
20 Gli altri artisti triestini presenti erano: Tristano Alberti, La Madre (disegno), Vittorio Bergagna, Natura morta con schermo verd


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