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Cos'è lo smaTs?

L'Università di Trieste è stata istituita solo nel 1938, ma ha origini più antiche, nella Scuola Superiore di Commercio, Fondazione Revoltella, creata nel 1877. Queste radici, unite all'esistenza a Trieste di un Ospedale fondato nel 1841, attualmente parte integrante dell'Azienda ospedaliero universitaria "Ospedali riuniti di Trieste", e ad una politica di acquisizioni di beni non solo contemporanei da parte di molte strutture universitarie, si traducono in un patrimonio storico-scientifico di grande importanza e con forte connotazione museografica.


Università di Trieste - Edificio sede centrale

Il Sistema Museale dell'Ateneo di Trieste - smaTs è una rete in costruzione intorno ad un nucleo costituito da realtà già note a livello nazionale e internazionale e già incluse nei siti museali censiti dalla C.R.U.I.: il Museo di Mineralogia e Petrografia, il Museo Biologico ed Orto Botanico (con annessa Serra del caffè, la più importante in Europa per numero di specie coltivate) e il Fondo librario "Marcello Finzi" di Giurisprudenza. Un'indagine conoscitiva fatta partire all'inizio di quest'anno ha infatti messo in luce la presenza di collezioni per lo più finora non identificate come beni museali, né organizzate in modo unitario, in almeno 25 dei 44 dipartimenti del nostro Ateneo.


Università di Trieste - Particolare decorazione dell'edificio della sede centrale

Si tratta di collezioni molto diverse, anche se riportabili a due categorie principali: quelle direttamente legate alle attività di ricerca e didattica svolte nei singoli dipartimenti - reperti, strumentazioni, impianti, libri.... - e quelle estranee ad esse, come quadri e mobili.
Nel caso dei quadri, ad es., 100 opere (attualmente disperse in varie strutture) furono acquisite nel 1953-54 in occasione dell' "Esposizione nazionale di pittura italiana contemporanea" promossa dall'Ateneo in collaborazione con la Soprintendenza, un'operazione innovativa per l'epoca, che è stata adeguatamente rivalutata nel contesto delle manifestazioni attualmente in corso per il 50 anniversario del ritorno di Trieste all'Italia.


Università di Trieste - Scalinate interne dell'edificio principale

Inoltre, non sono pochi gli edifici e gli ambienti di valore storico, che aggiungono quindi beni immobili al patrimonio di beni mobili dell'Università di Trieste, aumentandone il valore in termini di "giacimento di beni culturali", definizione proposta per i musei universitari da Giacomo Giacobini nell'articolo ("I musei dell'Università di Torino: strumenti di conoscenza scientifica e patrimonio di beni culturali") che apre il recente volume da lui curato in occasione dei 600 anni dell'Università di Torino ("La memoria della scienza. Musei e collezioni dell'Università di Torino").
Nella stessa ottica va visto anche l'insieme di documenti, datati a partire dal 1877, che costituiscono l'Archivio storico dell'Ateneo (attualmente in fase di riordino), direttamente legato alle sue vicende nel contesto più ampio della storia di Trieste fra impero asburgico e stato italiano.


Università di Trieste - Esempio di documento storico

Nella categoria dei beni più immediatamente connessi alle attività di ricerca e didattica rientrano invece quelli librari, numerosissimi e molto importanti soprattutto in certi settori (quelli umanistici in particolare): il solo Fondo Finzi, di cui si è detto, conta oltre tremila volumi, di prevalente tematica penalistica, con testi che vanno dal 16 secolo agli anni Trenta del '900, ed è parte integrante della Biblioteca della Facoltà di Giurisprudenza, considerata tra le più ricche su scala nazionale, vantando un patrimonio di quasi 120.000 volumi.


Università di Trieste - Castelletto

Nella stessa categoria si inseriscono poi complessi di materiali di diversa tipologia e consistenza numerica: da quelli rapportabili all'ambito delle Scienze naturali e fisiche - oltre alle collezioni già citate, vi sono quelle geologiche, paleontologiche, etc. -, a quelli del settore che potremmo definire della Scienza e della Tecnica, che vanno da attrezzature relativamente vecchie (50 anni in media), alcune accantonate altre ancora in uso, di Dipartimenti quali ad es. Ingegneria Meccanica, Ingegneria Civile, Energetica, Fisica, Biochimica Biofisica e Chimica delle Macromolecole, ai grandi impianti di Ingegneria Navale (dove sono presenti e in uso 1 delle 5 vasche navali e la più antica delle 2 gallerie di cavitazione esistenti in strutture universitarie italiane).


Università di Trieste - Vasca navale

Ancora, fino agli anni 1960 ca. esisteva un Museo di merceologia, nato dalla stretta collaborazione fra Ateneo e Camera di commercio, che raccoglieva tutte le varie merci trattate sul mercato di Trieste: di questo museo restano attualmente solo alcune vetrine e pochi contenitori, ma nell'Archivio storico sono conservati i documenti che permetteranno di ricostruirne la storia. Ancora, il Dipartimento di Psicologia conserva documenti e strumenti che testimoniano gli sviluppi della importante scuola triestina di studi sulla percezione visiva, da Kanizsa e Bozzi a oggi.


Università di Trieste - Una vetrina di oggetti del Museo di merceologia


A queste realtà interne all'Ateneo se ne aggiungono altre tre, due di recentissima costituzione e la terza in fieri, che nascono dalla sinergia con enti esterni.
La prima in ordine di tempo (ha aperto i battenti a primavera 2004) è il Museo Joyce, che nasce da una convenzione fra il Dipartimento di Letterature e culture anglo-germaniche (attualmente Dipartimento di Letterature straniere, comparatistica e studi culturali) e la Biblioteca Civica "Attilio Hortis" di Trieste. Il Museo raccoglie materiale di ogni genere riguardante il periodo trascorso da James Joyce a Trieste, e si propone di promuovere la conoscenza di Joyce e della relazione Joyce-Trieste a ogni livello: locale, con incontri e conferenze, mostre, speciali itinerari yoiciani, visite guidate per le scuole, etc.; nazionale e internazionale, producendo e distribuendo materiale informativo multimediale e rafforzando le relazioni e gli scambi con i maggiori istituti di diffusione dell'opera joyciana nel mondo.
La seconda realtà, aperta il 10 settembre, è la sezione espositiva di Trieste del Museo Nazionale dell'Antartide, che si aggiunge alle altre sedi di Genova, indirizzata alla biologia antartica, e di Siena, con compiti orientati allo studio delle rocce antartiche. La sede triestina è dedicata alla storia dell'esplorazione, in particolare italiana.
La sede triestina si suddivide in tre settori principali: il primo è dedicato alla storiografia dell'Antartide e presenta alcune preziosissime carte storiche originali; il secondo settore illustra la storia dell'esplorazione dell'Antartide, con particolare riferimento ai tre pionieri di quella che fu una delle più aspre e difficili conquiste terrestri dell'uomo: Scott, Shackleton e Amundsen; l'ultimo settore è dedicato alle spedizioni italiane, a partire dagli inizi del '900 fino alle ultime spedizioni organizzate dal Progetto Nazionale delle Ricerche in Antartide.
Il terzo museo è ancora in fase progettuale, ma dovrebbe concretizzarsi nei prossimi 12-18 mesi, in relazione all'apertura di nuovi spazi all'Ospedale di Cattinara, dove troveranno posto strumenti e oggetti che appartengono alla storia di uno dei più antichi ospedali dell'impero austro-ungarico, l'Ospedale Maggiore di Trieste appunto, voluto dagli Asburgo e aperto nel 1841. Fra le collezioni, quella di preparati anatomici in vaso, risalenti alla fine dell' 800, conservati insieme alla documentazione anatomo-patologica relativa


Università di Trieste - Materiale del futuro museo dell'Ospedale Maggiore

A questo punto è evidente che la forte eterogeneità dei beni, la loro dislocazione fisica in varie strutture, l'impossibilità in molti casi di spostamenti sia temporanei che permanenti, la non accessibilità, spesso legata a problemi di conservazione, sono elementi che incidono necessariamente sulle scelte di tutela e fruizione.
Le decisioni operative devono basarsi su un ripensamento critico del significato di museo oggi, in equilibrio fra il tradizionale "museo di oggetti" e la presentazione virtuale delle collezioni. Ripensamento già in atto ma che troverà ulteriori spunti di approfondimento da un dibattito allargato alle realtà museali esterne all'università, in primo luogo quelle cittadine.


Università di Trieste - Scorcio dell'orto botanico

Siamo attualmente in una fase di programmazione e di avvio delle prime iniziative, in cui abbiamo deciso di privilegiare la presentazione virtuale delle collezioni.
All'interno dello smaTs esiste infatti già una realtà che coniuga in modo innovativo nuovi media per vecchie memorie: nel Museo Biologico e Orto botanico si integrano infatti collezioni "morte", contemporanee, moderne, e anche risalenti a fine '800, e collezioni "vive", che esistono fisicamente e sono accessibili e visitabili, ed allo stesso tempo consultabili in rete in varie forme destinate a livelli diversi di utenza. A partire da questo modello, in continua evoluzione, si sta sviluppando la costruzione dello smaTs come sistema reale-virtuale integrato, basato sulla combinazione di tradizionali "musei di oggetti" e di presentazioni on-line delle collezioni.


Università di Trieste - Un foglio dell'algario (erbario TSB)

Esiste infatti, oltre agli oggetti musealizzabili, la documentazione ad essi relativa, spesso già organizzata in forma di banche-dati scientifiche, apparati testuali e iconografici, etc., con cui creare la componente virtuale dello smaTs, volta a organizzare in maniera coordinata l'accessibilità in rete di questo patrimonio.
Attualmente è in costruzione il sito web del Sistema museale, che contiene le informazioni essenziali, presenta le componenti suddivise per tipologia, separando quelle reali da quelle virtuali, e da accesso alle pagine di presentazione individuali.


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