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Nomi comuni

Definiamo come "nomi comuni" di un organismo quelli non corrispondenti linguisticamente al binomio latino. L'attribuzione di un nome comune può seguire due percorsi completamente diversi, che operazionalmente richiedono due termini diversi: 1) nomi volgari, 2) nomi linguistici.
I nomi volgari dovrebbero essere quelli utilizzati dal Volgo, dal Popolo. Lo studio dei nomi effettivamente attribuiti ad una data specie in un dato luogo è un compito difficile, di cui si occupa una disciplina autonoma, l'Etnobotanica. I nomi volgari variano da luogo a luogo, a volte nell'ambito di pochi chilometri. Un esempio: per il Tarassaco (Taraxacum spp.) la Flora d'Italia di Pignatti (1982) propone i seguenti nomi "volgari": Dente di Leone, Pisciacane, Piscialetto, Tarassaco. Nel paese in cui ha vissuto il primo Autore (Tarcento, UD), questa pianta - comunemente lessata con uova sode nel periodo pasquale - si chiama "Lidrichésse", ma la zia Pina di Faedis (pochi km di distanza) la chiamava "Litòn". Se chiedete ad un Tarcentino dove sono i posti migliori per raccogliere il "Pisciacane", riceverete sguardi quantomeno perplessi. Piante di generi diversi possono avere lo stesso nome volgare: nel paese di Serle (Prealpi Bresciane) il termine "Redèch" è usato sia per il Radicchio (Cycorium intybus) che per il Tarassaco - entrambi mangiati lessi con pezzi di stracchino (A.Moro, com.or.). Lo stesso Pignatti (1982), in una breve nota al Mirtillo (Vaccinium myrtillus), fornisce uno splendido micro-trattato di Etnobotanica.
I nomi linguistici (nomi italiani, nomi inglesi, nomi tedeschi etc.) sono nomi comuni inventati ex novo, non sempre utilizzati prima della loro creazione, e spesso basati sulla traduzione del binomio latino in un'altra lingua. I binomi latini sono impronuciabili e muti per molti Popoli della Terra. Nei Paesi dominanti (soprattutto di lingua Inglese), le Autorità pressano i Botanici per corredare il nome latino con un qualsiasi nome comune, per renderlo più pronunciabile e comprensibile. Lo stesso farebbero le Autorità Italiane se i nomi scientifici fossero scritti in Giapponese.
Dal momento che non esiste alcun "Volgo" in grado di identificare tutte le piante a livello di specie biologica, solo le specie più frequenti o quelle di qualche utilità pratica possono fregiarsi di nomi volgari, a volte seguendo interessanti classificazioni, molto diverse da quella biologica. Quando - come in una flora nazionale - si vuole corredare ogni binomio scientifico con un nome comune, la creazione di nomi linguistici è ineludibile.
Nomi volgari e nomi linguistici non dovrebbero navigare assieme, mescolati in un minestrone acritico di nomi comuni che non rende ragione dei loro due diversissimi scopi: a) conoscere l'effettiva denominazione di una data specie in un dato luogo (nome volgare), b) fornire un nome più pronunciabile e più comprensibile di quello latino (nome linguistico).
Gli Italiani hanno un privilegio: la pronuncia dei binomi latini è facile, la loro comprensione è spesso immediata.
In queste chiavi abbiamo deciso di limitarci ai nomi linguistici. Non è stato quindi adottato alcun nome volgare tratto dalle sabbie mobili dei nomi etnobotanici. Il primo e a volte unico nome comune è - quando possibile e ragionevole - la traduzione in Italiano del binomio latino (il che crea una relazione univoca tra specie biologica e nome comune). In questo caso - data la facilità di pronuncia - abbiamo adottato traduzioni riferibili ad un Italiano "antico" ma facilmente comprensibile. Ad es. il nome italiano di Achillea macrophylla è Achillea macrofilla, il termine "macrofillo" non essendo estraneo all' Italiano "nobile". Il secondo nome Italiano - quando presente - è quello adottato da Pignatti (1982) nella Flora d'Italia, in quanto opera di riferimento a valenza nazionale: alcuni nomi linguistici proposti da Pignatti (1982) sono già divenuti veri e propri nomi volgari.
In quasi tutti i casi si è tentato di stabilire una relazione univoca tra binomio scientifico e nome comune, anche se alcune specie possono avere lo stesso nome comune, e la stessa specie può avere diversi nomi comuni.

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