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La forma biologica

La maggior parte dei Botanici italiani correda la citazione di qualsiasi pianta con la sua "Forma Biologica". La classificazione per "Forme Biologiche" origina dalla profonda intuizione del botanico Danese Christen C. Raunkiaer (1860-1938), che propose un sistema basato sugli adattamenti per proteggere le gemme durante la stagione avversa (freddo invernale o secchezza estiva). I nomi delle "forme biologiche" sono solitamente abbreviati (ad esempio: T, Ch, P, etc.), ma anche quando scritti per intero, suonano un po' ostrogotici al principiante. Esempi: "Terofite" (T), "Emicriptofite reptanti" (HR), "Emicriptofite scapose" (HS), "Nanofanerofite" (NP), etc.
In questa guida le forme biologiche di Raunkiaer non vengono utilizzate in modo integrale quali caratteri differenziali, e quindi il sistema non viene qui descritto in dettaglio. A volte, però, vengono usati dei caratteri più o meno legati alla "forma biologica" di una pianta. I principali sono discussi in seguito:
  • Piante arboree-arbustive (Fanerofite): è spesso il primo carattere che appare nelle chiavi. La sua posizione preminente è giustificata dal fatto che per alberi ed alti arbusti è spesso opportuno utilizzare una gerarchia di caratteri diversa da quella usata per le piante erbacee. La distinzione tra un Noce (albero) ed una Margherita (non-albero) non è problematica. Tuttavia, il gradiente che separa un albero da un alto arbusto, tra questo da un basso arbusto, e tra quest'ultimo tra una pianta erbacea con fusti legnosi alla base è di tipo continuo, il che può creare dei problemi proprio per il carattere più importante, il primo che appare nelle chiavi. Per le piante con fusti e rami legnosi è stato empiricamente adottato il limite arbitrario di 1 m d'altezza. Le specie a cavallo di questo limite sono state quasi sempre "raddoppiate": appaiono sia tra gli alberi-arbusti che tra le specie non arboreo-alto-arbustive. Le specie sicuramente sempre più basse di 1 m (ad es. il Mirtillo), appaiono soltanto tra le piante non arboree-alto-arbustive.
  • Piante annue-perenni: è un carattere "difficile" - qui utilizzato il meno possibile - ma spesso indispensabile per l'identificazione. Le piante annue (Terofite) germinano in primavera e muoiono entro l'autunno: non hanno quasi mai parti lignificate, ed hanno radici relativamente deboli e sottili. Le piante perenni vivono per più stagioni consecutive: alcune di esse hanno parti lignificate, con radici ingrossate, persistenti, od organi sotterranei di riserva. Le piante bienni complicano il quadro: completano la loro vita nell'arco di due anni, e spesso producono fiori e frutti soltanto nel secondo anno. La distinzione tra piante annue e perenni richiede un po' di esperienza: si tratta di capire se la pianta è nata in primavera e non sopravviverà il prossimo inverno... L'osservazione degli organi sotterranei può essere d'aiuto: le piante con organi di riserva (bulbi, rizomi, tuberi) o con radici fortemente legnose sono generalmente perenni.
  • Piante con organi di riserva sotterranei (Geofite): questo carattere non viene quasi mai utilizzato in queste chiavi, anche se in certi casi si rivelerebbe utilissimo per l'identificazione. Il motivo è che richiede di estirpare completamente la pianta dal suolo, il che non è non è molto opportuno, soprattutto considerando che molte piante protette (ad esempio le Orchidaceae), hanno organi di riserva sotterranei.
  • Piante acquatiche (Idrofite): piante o radicanti sotto il pelo dell'acqua, o natanti, con radici pendule nell'acqua. E' un carattere importante, di facile osservazione, che funzionando da "filtro ecologico" permette spesso di evitare l'osservazione di caratteri fiorali "difficili".
  • Piante lianose, rampicanti o volubili: si tratta di piante con diverse forme biologiche, che hanno fusti allungati, legnosi (liane) o erbacei, che si "arrampicano" su diversi substrati tramite strutture di ancoraggio (piante rampicanti, ad es. l'Edera) o avviluppandolo con i fusti sviluppati a spirale (piante volubili, ad es. il Convolvolo).
  • Piante parassite, senza clorofilla: alcune piante - con forme biologiche diverse - hanno perso la funzione fotosintetica e ricavano tutto il nutrimento parassitando le radici od i fusti di altre piante. Esse sono facilmente riconoscibili in quanto mancano completamente di clorofilla, e quindi del colore verde tipico di tutte le altre piante. Le piante emiparassite, che pur traendo parte del nutrimento da altre piante sono in grado di fotosintetizzare ed hanno quindi foglie e fusti verdi (ad es.il Vischio), non sono incluse in questa categoria.
  • Piante succulente: con foglie o fusti ingrossati e carnosi, funzionanti anche come riserva d'acqua. Sono piante di luoghi aridi o salmastri (il sale provoca un'aridità fisiologica anche in presenza d'acqua), ed il carattere è in genere facilmente apprezzabile.
  • Piante sempreverdi-non sempreverdi (decidue): le piante sempreverdi mantengono le foglie anche durante la stagione avversa (che da noi è l'inverno), quelle decidue sono prive di foglie durante la stagione avversa. Questo carattere è particolarmente utile nel caso di alberi ed arbusti, in cui le specie sempreverdi hanno di solito foglie spesse, rigide, a volte coriacee e scure e lucide di sopra (ad es. il Leccio, l'Alloro, i Pini, l'Edera).
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