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Classificazione ed identificazione

Molti studenti delle Università trivenete - e con loro tanti amatori della Botanica - si sono cimentati nell'arduo compito di dare un nome ad una pianta utilizzando le flore di Fiori (1923-1925), Dalla Fior (1962), Zangheri (1976) e Pignatti (1982), opppure Flora Europaea (Tutin et al., 1964-1980). Sono tutte flore "classiche", organizzate sugli schemi della classificazione biologica: contengono chiavi dicotomiche, cioè una serie progressiva di scelte numerate tra due opzioni che portano prima alla famiglia, poi al genere, ed infine - quando tutto va bene - al nome della specie. E'' ancora comune l'espressione "classificare una pianta" al posto di quella, più corretta, "identificare una pianta".
Classificazione ed identificazione sono processi logico-operazionali completamente diversi (Bridgman 1927). Lo scopo della classificazione biologica è di raggruppare gli organismi a seconda delle loro affinità evolutive, quello dell'identificazione è l'attribuzione di un nome corretto ad un organismo. Le classificazioni biologiche sono e devono essere per loro stessa natura mutevoli a seconda dei progressi della ricerca, la nomenclatura biologica dovrebbe invece essere stabile: l'unico vocabolario in cui i nomi cambiavano continuamente era quello di Babilonia.
A partire da Gutenberg, le informazioni utili all'identificazione degli organismi sono sempre state stampate su carta. La stampa impone forti vincoli all'organizzazione dei dati, costringendoli in percorsi di identificazione di tipo lineare-unidimensionale. La classificazione biologica segue uno schema gerarchico (classe, ordine, famiglia, genere, specie, sottospecie, varietà, etc.), che si presta perfettamente allo scopo, specialmente quando - come in passato - era prevalentemente basata su caratteri di relativamente facile osservazione. Il criterio sistematico era dunque l'unico che potesse garantire coerenza a percorsi di identificazione stampati su carta. Per questo classificazione ed identificazione sono legate a filo doppio nelle flore "classiche". Tuttavia, i caratteri di ordini, famiglie e generi sono spesso "difficili", per cui le chiavi "classiche" sono spesso "difficili".
La stretta connessione tra classificazione ed identificazione appare oggi un po' più problematica che in passato. La moderna sistematica molecolare sta rivoluzionando i vecchi schemi classificatori basati su caratteri morfologici ed anatomici. I nuovi dati molecolari rivelano che piante apparentemente simili non sono "parenti" nei percorsi evolutivi, o - al contrario - che piante apparentemente molto diverse sono affini dal punto di vista evolutivo. Si scoprono così parentele inimmaginabili: le Ortiche sono parenti delle Rose (Rosales), l'Olivo è parente della Salvia (Lamiales), la Bocca di Leone è parente della Piantaggine (Plantaginaceae). Persino l'inossidabile dicotomia tra Monocotiledoni e Dicotiledoni sembra oggi fondata su sabbie mobili. I cambiamenti sono stati così rapidi che quasi tutti i testi continuano a seguire una tradizione ormai falsa e sbagliata. Il risultato è che a sin troppi studenti sono stati insegnati dei sistemi di classificazione superati e fuorvianti, che faranno fatica a disimparare.
Molti biologi ritengono che i tempi siano maturi per un totale svincolamento della nomenclatura biologica dalla sistematica (ad es. Cantino et al. 1997, Cantino, 1998). Un ostacolo notevole sta nel fatto che la nomenclatura binomia sviluppata da Linneo - attraverso il nome generico - lega a filo doppio il nome che diamo ad un organismo alle mutevoli ipotesi sulle sue affinità evolutive (Nimis, 2001). Se la liberazione della nomenclatura dai vincoli della classificazione biologica è ancora difficile, quello dei processi di identificazione dalla classificazione è oggi più facile che in passato.
La rivoluzione informatica consente infatti di organizzare i dati in maniera più efficiente di quella permessa dalla carta stampata. Rende possibile la sperimentazione di un'infinità di percorsi di identificazione, basati sulle più diverse combinazioni di caratteri, tra cui quelli ecologico-distribuzionali raramente utilizzati nelle flore classiche in quanto estranei al loro schema prevalentemente sistematico.
Le nostre chiavi non raggruppano le piante a seconda delle loro affinità evolutive: il loro scopo è l'identificazione, non la classificazione. Esse - sia in forma stampata che interattiva - sono state sottoposte a test da parte di diversi docenti universitari di Botanica. Le due reazioni più frequenti - che dicono più o meno la stessa cosa - sono state: 1) "Se è così facile, a cosa serve il mio Corso?", 2) "Sono pericolose! Gli studenti non imparano la Botanica!"...come se la Botanica si riducesse alla vecchia e spesso sbagliata Sistematica. Ci confortiamo leggendo, nella presentazione di un moderno testo di Botanica Sistematica (Judd et al. 2002), che "gli studenti apprezzeranno ben presto i vantaggi di aver abbandonato del tutto i ranghi tassonomici".
Chi è interessato a dare un nome ad una pianta può fare a meno della Sistematica. Chi è interessato a conoscere le affinità evolutive di una pianta deve invece rivolgersi alla Sistematica, ma deve prima conoscerne il nome. L'identificazione di un organismo, il processo che permette di attribuirgli un Nome, è in ogni caso fondamentale. Linneo, nell' introduzione alla Critica Botanica (Linneo, 1737) scrisse una frase divenuta celebre: Nomina si nescis perit et cognitio rerum (Se non conosci i nomi, muore per te la conoscenza delle cose). Ed in effetti, il nome di un organismo è la chiave per aprire un tesoro di conoscenze, non solo quelle sulle sue affinità evolutive, ma anche quelle sulla sua forma, distribuzione, ecologia, utilità pratica.

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